Le rose del ventennio

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Gian Carlo Fusco, scrittore di culto, giornalista di memorabili cronache, è stato un personaggio dalla vita avventurosa e favolosa, al limite tra il vero e il presunto. Pugile, ballerino di boogie-woogie, ha attraversato guerra, deportazione, prigionia. Vicino al Pci, ma cacciato dal partito, ha condotto una vita bohémienne tra miseria e anticonformismo, incarnando modelli esistenziali alla Gabin, alla Genet, alla Prévert ma nella Roma intellettuale e mondana degli anni del dopoguerra e della dolce vita. Fu Manlio Cancogni a scoprire le sue doti da affabulatore e cronista e a metterlo in contatto con «Il Mondo» di Mario Pannunzio, dove questi racconti apparvero per la prima volta a puntate segnando l’inizio di una carriera giornalistica e letteraria di grande successo. Spregiudicata satira dei costumi, raccolti in volume, i racconti svelano quanto di comico vi era nell’Italietta degli anni del fascismo. «Fusco è un prosatore perfetto», scrive Alessandro Robecchi nella Nota appositamente scritta per questa edizione, ha «un misuratissimo distacco ironico nella scrittura» e questo gli permette di «sollevare quel velo di grottesco, a volte impalpabile e a volte esplicito e clamoroso, che avvolge il regime».

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